Michele

Sono Michele, vengo dalla provincia di Venezia e ho subito un trapianto di fegato nel 2014 a seguito di una patologia importante e pericolosa. Quando mi è stata diagnosticata la patologia, è stato subito chiaro che l’unica soluzione era il trapianto. Il periodo di attesa è angosciante, emergono tutte le paure e le ansie, pensi a tutte le preoccupazioni che hai nei confronti della famiglia. Li vedi soffrire e in difficoltà. Quando ho ricevuto la chiamata la gioia è stata enorme, c’è stato però anche una parte di rammarico dato che qualcuno era mancato per dare a me un’opportunità. Mi sono promesso di fare di tutto affinché questo dono, gesto di generosità, non vada sprecato. Tutti i giorni penso al donatore e ai suoi familiari. So cos’è la sofferenza individuale ma penso che ci sia una sofferenza peggiore e più grande, che non ha mai fine, ossia quella che vivono i familiari della persona che è mancata. Spero che la mia testimonianza mitighi la sofferenza dei familiari perché il loro caro con il suo gesto di altruismo mi ha dato la possibilità di testimoniare il grande valore della donazione. Quando incontro familiari dei pazienti che sono mancati, per me è come se fossero i miei donatori, dato che non so chi sia il mio donatore.

AIDO mi ha dato la possibilità di mostrare che si possono aiutare le persone, il valore della solidarietà. Donare la vita a qualcuno è il gesto più generoso che esista.

Nel 2014 non pensavo di compiere 56 anni, ad oggi ne ho già compiuti 60. La scelta in Comune è importante, ma AIDO ha un compito fondamentale nella divulgazione
per far conoscere a quelle persone che non conoscono la realtà e l’importanza dei trapianti.

Michele