Mi chiamo Leonida e sono di Bergamo, dove è nata AIDO. Mi sono iscritto all’Associazione nel 1979 e per 20 anni sono stato presidente dell’AIDO Provinciale di Bergamo, quindi presidente del Consiglio Regionale AIDO Lombardia, per ben 27 anni.

La mia attività è sempre stata quella di gestire l’organizzazione dell’Associazione, soprattutto dal punto di vista della diffusione della cultura del dono. Nelle scuole ho parlato di donazione, ma erano sempre situazioni riguardanti altre persone, poi una mattina mi sono svegliato con una emorragia e subito mi è stato diagnosticato un epatocarcinoma. Il primario mi disse che era uno dei peggiori cancri esistenti e che avevo 6 mesi di vita. Quando senti una sentenza del genere crolli nel buio. C’erano due possibilità: la dissezione del fegato o il trapianto, però avevo già 62 anni e il trapianto si faceva fino ai 55 anni. Dato che la prima opzione non era percorribile, si decise per il trapianto nonostante fossi fuori età. Il periodo di attesa fu drammatico, volevo sfuggire allo sguardo di mia figlia la quale soffriva terribilmente. Potevo percepire la gravità del momento dalle lacrime di mia figlia, medico, che era con me nella stanza dell’ospedale e vedeva la quantità di sangue che usciva.

Dopo tante sofferenze, un giorno, squillò il telefono e mi dissero che c’era una possibilità di trapianto. Chiamai la mia famiglia e andammo a Milano dove ebbi il consenso per il trapianto, alle 23.00 entrai in sala e uscii alle 19.00 del giorno dopo. Mi fecero il trapianto di fegato e di insule pancreatiche.

Restai quattro giorni in rianimazione.

Il settimo giorno mi alzai dal letto.

Il quindicesimo giorno ero a casa.

Il ventitreesimo giorno andai in ufficio e iniziai la mia nuova vita da volontario AIDO.

Sono trascorsi 21 anni dal trapianto e ho avuto una vita eccezionale:

sono stato sindaco, volontario di molte associazioni e soprattutto di AIDO che io reputo fondamentale per diffondere la cultura della donazione per salvare le vite.

La sensazione che si vive dopo la chiamata è quella di un sogno che diventa realtà, grazie ad una signora di 46 anni che nella sua vita aveva deciso di essere una donatrice. Ora una persona vive con il suo cuore, io con il suo fegato, due persone con i suoi reni e due persone vedono grazie alle sue cornee. La sua morte ha fatto vivere tutti coloro che hanno ricevuto i suoi organi, sembra un miracolo.

Un miracolo che ripercorro nel mio quotidiano con AIDO, una realtà di volontari che operano gratuitamente per diffondere la cultura del dono. La donazione è un atto di sensibilità verso un mondo che soffre. Invece di vivere con gli altri, AIDO cerca di far capire che dobbiamo vivere per gli altri in un circolo di sussidiarietà continua. Essere volontario mi dà una grande soddisfazione, soprattutto quando vedi i bambini che dopo il trapianto germogliano e fioriscono. Quella è la gioia massima e la realizzazione massima.

Leonida

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